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Solidarietà al Senato Accademico UniFI sulla questione simboli religiosi

Su proposta degli Studenti di Sinistra, il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Firenze ha ridiscusso la presenza di simboli religiosi nei luoghi accademici. Senatrici e senatori condividono che il quadro normativo parla chiaro, in particolare lo Statuto UniFI di provata laicità, pluralismo, equidistanza.

La votazione della nostra mozione è rimandata al 18 dicembre prossimo A DATA DA DEFINIRSI (AGGIORNAMENTO del 18/12/14), ma il Senato Accademico teme di esporsi a causa di ritorsioni a stampo clericale e fascista, come è successo in passato a chi ha provato a sollevare il problema.

Non possiamo voltare lo sguardo se la libertà di espressione viene di fatto negata dal clima di minacce di chi vuole distruggere il confronto e la discussione serena. Vogliamo raccoglierci intorno a senatrici e senatori per farli sentire meno soli in questa decisione. Vogliamo farlo estendendo l’APPELLO PER UN MURO LAICO ALL’UNIVERSITÀ alla cittadinanza intera, andando oltre la comunità accademica e la realtà fiorentina.

Studenti di Sinistra – www.studentidisinistra.org

Benvenuto aeroporto, addio Polo

Polo aeroplaniIl 6 novembre scorso è stato presentato a Palazzo Vecchio il “Master Plan” per l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola: questo progetto prevede la realizzazione di una nuova pista di 2.400m (nonostante l’approvazione della variante al PIT preveda solo 2000 metri), la cui recinzione sarà distante soltanto 50 m (e la pista 250) dal blocco aule del Polo Scientifico di Sesto. In merito a questo progetto sconsiderato (dal costo previsto di 300 milioni, finanziati per metà dall’attuale proprietà degli aeroporti di Firenze e Pisa e per metà con soldi pubblici) vogliamo sottolineare le seguenti problematiche e criticità:

In primis – perlomeno per quanto riguarda gli utenti attuali del Polo – spicca l’enorme difficoltà nel proseguire attività di ricerca, didattica e studio avendo come vicini di casa aerei in decollo ed in atterraggio. Sebbene siano state ipotizzate delle misure di contenimento del rumore, tali misure saranno difficilmente sufficienti a garantire il normale svolgimento delle attività del Polo; inoltre, le barriere anti-rumore funzionano se si vuole arginare il rumore da terra, mentre se il punto esatto di decollo e atterraggio fosse anche poco oltre il Polo, qualunque barriera risulterebbe inutile. Il Consiglio di Dipartimento di Fisica e Astrofisica ha già espresso all’unanimità una fortissima preoccupazione constatando l’impossibilità di proseguire le attività didattiche e di ricerca in presenza della nuova pista dell’aeroporto, e ha chiesto che l’Università assuma iniziative immediate e concrete per sopperire al problema in un modo o nell’altro. Altrettanta preoccupazione per il danno funzionale e patrimoniale ha espresso all’unanimità, su richiesta dei rappresentanti del Collettivo, il Consiglio della Scuola di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.
Rimane scandaloso il silenzio dell’Ateneo e del Rettore, oltre al fatto che debbano essere i rappresentanti del Collettivo o degli Studenti di Sinistra a cercare di portare la questione all’attenzione dei consigli, nonostante si tratti di un progetto che va a danneggiare sia l’utenza che la proprietà dell’Università.
Sarà infatti impossibile fare misurazioni precise con un aeroplano che atterra accanto al laboratorio, sarà altrettanto impossibile cercare di tenere lezioni di fisica o di chimica venendo interrotti ogni quarto d’ora dal fragore di un aeroplano, oltre al fatto che vi saranno svariate restrizioni, come il divieto di usare laser superiori ad una certa potenza, come quelli presenti al LENS. Se tutto questo non fosse sufficiente ad invalidare il valore del Polo, possiamo facilmente presumere che nessuno, potendo scegliere, vorrà venire a fare ricerca o didattica in un luogo del genere, che oltre tutto è pure isolato dalla città (ma che sarà potenzialmente collegato col mondo!).

L’impatto ambientale e quello sanitario sulla piana non sono trascurabili, per gli abitanti dei dintorni come per tutti i frequentatori del Polo,che oltre agli scarichi degli aeroplani dovranno sopportare la vicinanza con un inceneritore, l’amianto nelle tubature dell’acqua e la cui salute potrebbe essere già a rischio (vista l’assai sospetta incidenza di tumori al CNR di Sesto). Manca totalmente un rapporto dei rischi ambientali e di quelli per la salute, e nonostante sia stato affermato il contrario, è già preventivato che per condizioni meteorologiche sarà dirottato su Firenze città almeno il 15% dei voli (8% in partenza, 7% in arrivo), con sorvoli della città e del centro storico in volo a vista fino a 500m di altezza.

Se il danno per il Polo, lo spreco di risorse pubbliche e l’inquinamento ambientale (in tutte le sue forme: acustico, elettromagnetico, atmosferico e idrico) non fossero sufficienti per affermare che portare avanti tale progetto sarebbe disastroso per il futuro del luogo – che viene definito “l’eccellenza” dell’Università di Firenze e centro fondamentale per lo sviluppo dell’area Fiorentina dalle stesse istituzioni che sostengono il progetto aeroporto – vi è un’ulteriore problematica da evidenziare: la sicurezza.
L’Enac vieta infatti la costruzione di insediamenti ad elevato affollamento nelle zone confinanti la pista, denominate “zone di tutela C e D”; proprio in queste fasce il Polo Scientifico impartisce la didattica e svolge le attività di ricerca che portano all’Università stessa prestigio e fama anche in ricerche internazionali. Assurdamente il regolamento non prevede norme per tutelare gli attuali insediamenti ma ne vieta la futura estensione, in pratica afferma che è pericoloso costruire edifici che andranno a contenere molte persone, però se questi ci sono già sorvoleremo (letteralmente) sul pericolo calcolato in base alle osservazioni sugli incidenti occorsi negli ultimi anni (da cui è emerso che il punto di impatto non risulta localizzato lungo il prolungamento dell’asse pista bensì in posizione laterale rispetto alla stessa nelle immediate vicinanze del sedime).
A nord del futuro aeroporto si trovano inoltre: un Consorzio agrario (in zona di tutela C) e l’azienda farmaceutica Baxter (zona di tutela D). Un consorzio agrario commercia solitamente pesticidi e diserbanti, veri veleni, che in caso di incidente aereo in fase di atterraggio o decollo e conseguente incendio, si libererebbero nell’area sotto forma di composti tossici. Lo stesso evidentemente per l’industria farmaceutica. Se la pista fosse già stata realizzata entrambe le aziende secondo il regolamento Enac non potrebbero essere costruite, ma visto che già esistono il regolamento non prevede come conviverci. L’impossibilità futura di costruire a meno di un chilometro dalla pista implica sia l’azzeramento del valore commerciale di diversi ettari dell’Area di Sesto, di proprietà dell’Ateneo (oltre che degli immobili costituenti il Polo scientifico), sia il totale blocco di qualsiasi possibilità di sviluppo del Polo stesso, la cui espansione è in progetto da anni e per il quale, ad esempio, si stava finalmente cominciando a parlare della costruzione di un nuovo blocco aule per sopperire al problema di posti e per trasferirvici la didattica di Biologia, per non parlare dell’imminente apertura di una casa dello studente e di una mensa a gestione diretta dell’ARDSU, due risultati ottenuti dopo anni e anni di lotte e trattative e che hanno previsto investimenti ingenti. A questo blocco dello sviluppo futuro si aggiunge un’ovvia e inquietante considerazione: si progetta di proseguire un’attività di didattica e ricerca in un luogo nel quale – per la tutela della sicurezza dei cittadini – è proibito costruire edifici ad elevato affollamento (quali, ad esempio, quelli di un’università).

Queste problematiche sono irrisolvibili e dimostrano un’incompatibilità tra le attività universitarie e l’ampliamento dell’aeroporto – a meno che non si vogliano spostare gli edifici della prima in un altro luogo.Il costo sostenuto dall’Ateneo (con soldi e risorse pubblici) per costruire il Polo però è sicuramente superiore al 50% dell’investimento previsto per l’intero progetto della pista, e a questi soldi vanno aggiunti quelli investiti in loco dall’ARDSU oltre a vari investimenti di enti nazionali ed europei. Quindi è assai improbabile che verranno stanziati in tempi utili i soldi necessari all’intero spostamento del Polo (progetto cui, peraltro, nessuno ha ancora neppure accennato). Chi rimborserà l’Ateneo e lo Stato di questi milioni? Ricollocare solo i Dipartimenti senza spostare l’intero Polo Scientifico – o smembrarlo in qualunque altro modo – sarebbe una scelta disperata nonché un’enorme sconfitta per l’Ateneo che ci ha investito più di 15 anni, nonché un enorme spreco di denaro pubblico. Il Polo Scientifico ha un senso e un’importanza non trascurabile; è immediato comprendere il vantaggio che possono trarre la ricerca e la didattica dallo stretto contatto tra i dipartimenti che spesso condividono strumenti, ricerche, competenze e docenti, ottenendo non solo risultati migliori ma anche, spesso, un risparmio economico.

Ma la schizofrenia, la mancanza di coordinamento e l’incompetenza delle istituzioni trapela da ogni parte. Basti pensare che pochi giorni fa sono stati stanziati ulteriori fondi (1,5 milioni) per la realizzazione del progetto del Parco agricolo della piana dei Comuni di Sesto fiorentino, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano, parco che verrà parzialmente coperto dall’imminente pista, le cui realizzazioni sono incompatibili, a detta della Regione stessa.
Abbiamo provato a chiedere spiegazioni e risposte a Nardella (sindaco di Firenze), Biagiotti (sindaco di Sesto), Nencini (viceministro dei trasporti, nonché promotore dell’aeroporto), durante un convegno al Polo sulla progettualità strategica, abbiamo ottenuto solo “risposte” elusive e fuori luogo.
Dov’è allora la tanto millantata progettualità metropolitana? Dov’è l’attenzione per i cittadini della piana, per le risorse pubbliche e per l’università e la ricerca, anch’esse pubbliche? Dov’è la programmazione “strategica” nel buttare al vento 15 anni di investimenti? Dove sono tutte queste cose con cui i politici si riempiono la bocca? Perché noi non le riusciamo a vedere.
Quello che vediamo è che viene data più importanza ad una pista in grado di far atterrare gli aerei per il G7 a Firenze che avere un Polo Scientifico e Tecnologico. Millantano di voler favorire il turismo dall’estero (quando una città come Firenze non ha certo bisogno di escamotage per convincere a farsi visitare e quando in tutto il resto d’Europa le città più frequentate hanno aeroporti turistici ad un’ora di distanza), ma si rende invece inospitale Firenze per qualunque scienziato, italiano o straniero (chissà come mai potremmo essere i primi al mondo ad avere una pista d’atterraggio così vicina ad un campus universitario?). Affermano che questa è l’unica soluzione praticabile, quando è l’esatto contrario.

Sestograd - Collettivo di Polo
Collettivo di Scienze
Studenti di Sinistra

Simboli per nessuna, Una o centomila, ma laicità per tutti!

FOTOGRAFA i simboli religiosi in cui ti imbatti!
Faranno parte di un book fotografico che porteremo al Rettore!

VOTA il tuo articolo della Costituzione preferito!
Verranno affissi sui muri se a qualcuno possa non
piacere il “muro bianco” perché troppo bianco!

RACCONTACI la divinità/la religione/il simbolo
in cui ti riconosci e che fa parte delle tue radici e della tua storia!

Accompagneranno gli altri simboli religiosi all’interno dell’Università
se la rimozione di alcuni possa sembrare laicamente oscurantista!

PARTECIPA come più ti piace e ADERISCI all’appello!
Manda i tuoi lavori e le tue opinioni a murolaico(at)gmail(dot)com

CONDIVIDI la campagna e la mozione! http://bit.ly/1FKmude
Temiamo che chi ci critica possa non ancora averla letta!
(p.s. solo con una mail a murolaico(at)gmail(dot)com si aderisce all’appello)per carissima concessione di Elena Tosato
www.unaltraversione.blogspot.it

Invitiamo a fotografare i simboli religiosi, votare gli articoli della Costituzione e a inviare racconti ed esperienze sul simbolo “in cui ti riconosci e che fa parte delle tue radici e della tua storia“.

Con questa iniziativa vogliamo sgomberare il campo da chi insinua che siamo “laici oscurantisti” (un ossimoro) e che evidentemente non ha letto la mozione che abbiamo presentato in Senato Accademico. Vogliamo dimostrare che siamo propositivi e aperti ad accogliere e valutare insieme le opinioni di tutti.

Se proprio abbiamo bisogno di un simbolo di unità dei valori intorno a cui raccogliersi qualcosa c’è, e si chiama Costituzione della Repubblica Italiana.

Se addirittura la rimozione di qualche simbolo che ha goduto per troppo tempo di una posizione privilegiata possa turbare le coscienze, abbiamo la soluzione anche per questo: l’affissione di tutti i simboli religiosi, nonché di quelli areligiosi e in generale di tutte le convinzioni filosofiche, equiparate dall’Unione Europea. L’affissione non sarebbe “a richiesta” ma “preventiva” perché lo Stato non può costringere i cittadini ad esporsi pubblicamente in una materia così delicata (l’appartenenza religiosa è un dato sensibile ai sensi della normativa sulla privacy per cui nessuno può essere obbligato, nemmeno indirettamente, a esporsi in data materia). A noi non sembra che l’Università sia il luogo idoneo per una proposta in tal senso, però ribadiamo che siamo aperti al confronto, a differenza di chi quei simboli li affisse e che ora li vuole in via del tutto esclusiva.

Studenti di Sinistrawww.studentidisinistra.org

Da Firenze l’appello per un’università senza più simboli religiosi

Simboli religiosi nei luoghi pubblici? NO GRAZIE!

A una settimana dal voto del Senato Accademico sulla “rimozione di ogni suppellettile religiosa” (>>>QUI<<< la mozione, >>>QUI<<< altre info), gli Studenti di Sinistra, la FLC-CGIL dell’Università, ricercatrici e ricercatori della Rete 29 Aprile di Firenze e il laboratorio politico “perUnaltracittà – La Citta invisibile” lanciano L’APPELLO PER UN MURO LAICO ALL’UNIVERSITÀ.

>>> LINK ALL’APPELLO www.studentidisinistra.org/muro-laico-universita/ <<<

“Siamo orgogliosi della nostra Università che – per prima in Italia – discuterà di questo tema […]. Non esiste nessuna normativa che impone la presenza di simboli religiosi negli atenei, anzi ne esistono che suggeriscono il contrario.”

“Invitiamo lavoratori, insegnanti, studenti dell’Università di Firenze e non solo a sottoscrivere l’appello inviando una mail a murolaico@gmail.com.”

>>> LINK ALL’APPELLO www.studentidisinistra.org/muro-laico-universita/ <<<


Studenti di Sinistra – www.studentidisinistra.org
FLC-CGIL Università di Firenze – www.cgil.unifi.it
perUnaltracittà – La Città invisibile – Laboratorio politico – www.perunaltracitta.org
Rete 29 Aprile di Firenze – www.rete29aprile.it

14 novembre 2014 * Sciopero generale contro il governo Renzi

Sciopero Generale 14 novembre 2014 - fronte unitario

Sciopero Generale 14 novembre 2014 - retro Studenti di Sinistra

Le parole d’ordine del Partito Democratico in tema di lavoro e politiche sociali sono rassicuranti: nuovi posti di lavoro (sfruttamento), dinamismo (precarietà), diritti (ma a tempo e solo per qualcuno) e attenzione ai giovani (solo quelli di Rignano che sono in politica, però).
La situazione è tragica: Jobs act, Buona Scuola, tagli agli enti pubblici, ai servizi e alla cultura. Ovvero la solita triste storia, mentre l’opinione pubblica è imbambolata dalla propaganda unica, che tesse le lodi dell’amatissimo e giovanissimo presidente.

Il prossimo 14 novembre i sindacati di base, insieme ai movimenti politici e sociali del territorio, saranno in piazza anche a Firenze, come in tutta Italia, per una giornata di sciopero generale sociale contro le politiche devastanti di questo governo. (link al lancio dello sciopero: www.scioperogenerale.it).
Come abbiamo già detto in occasione del corteo del 25 ottobre, anche noi ci rifiutiamo di accettare passivamente l’asservimento alle logiche della privatizzazione dei servizi, ci rifiutiamo di accettare gli ennesimi ed enormi tagli alla ricerca ed al diritto allo studio proposte dalla nuova finanziaria. Ci rifiutiamo di essere presi in giro da chi dice di lavorare per noi e sfrutta il disagio giovanile che lui stesso ha creato per farsi propaganda. Ci rifiutiamo di rimanere in silenzio, mentre un ennesimo governo di destra smantella il diritto ad un’istruzione dignitosa per tutti, e mentre cancella col sorriso sulla faccia i diritti dei lavoratori per favorire industriali e mercati finanziari!

Il 14 novembre vogliamo scendere anche noi in piazza assieme ai sindacati di base, ai lavoratori, ai movimenti e agli studenti per chiedere un vero cambio di rotta:

  • no alla precarietà e allo sfruttamento ampliati dal Jobs Act, ma difesa ed estensione del diritto al lavoro;
  • no ai tagli e alle privatizzazioni dei servizi, ma investimenti in sanità, trasporti, diritto alla casa, ambiente;
  • no all’ennesima riforma della scuola che spinge verso privatizzazioni, segmentazione sociale e impoverimento culturale, ma investimenti reali in personale, strutture e diritto all’accesso;
  • basta con l’accanimento sul sistema universitario e sul diritto allo studio, rilanciamo l’unico spazio possibile di crescita culturale e materiale della società.

Come studenti, dobbiamo farci portatori di queste istanze; dobbiamo sentirci davvero protagonisti della nostra epoca e per questo il 14 novembre è una data fondamentale per dar spazio a tutte quelle voci soffuse che cercano uno spiraglio per esprimersi. Dobbiamo tendere alla consapevolezza, all’aggregazione e allo sviluppo di un senso critico collettivo che possa guidare la nostra generazione a riprendersi le sue possibilità.
Il momento non consente di stare a guadare: bisogna pensare, bisogna esserci, bisogna partecipare!

Studenti di Sinistrawww.studentidisinistra.org

#MERITIAMOTUTTI

PARI OPPORTUNITÀ VERE E PER TUTTI
ZERO TASSE PER CHI NE HA BISOGNO

#meritiamotutti
1. Riforma fiscale secondo art. 53 Costituzione*
2. Solidarietà progressiva** del sistema tributario
3. Capacità contributiva*** vera e non inventata!
4. Cancellare l’ISEE, i modelli UNICO e 730
5. Pari opportunità per tutte/i PRIMA di qualsiasi discorso sul “merito”!
6. Convertire il fondo sul “merito” in fondo di solidarietà!

Pretendiamo che le tasse siano uniformate ad un criterio di progressività in modo che, in rapporto alla capacità contributiva, chi ha meno contribuisca di meno e chi ha più contribuisca di più.

Questa posizione è condivisa dalle altre liste solo nei proclami e non nei fatti. In particolare si è messa in mezzo Lista Aperta, composta per la maggioranza schiacciante da studenti di Comunione e Liberazione (CL), lobby settaria coinvolta in commesse, appalti, spartizioni illecite tanto da meritarsi il titolo di “Mafia Bianca”.
Lista Aperta promuove sempre soluzioni al ribasso e contrarie agli interessi degli studenti. Anche questa volta ha sviato l’argomento centrale della discussione (tasse progressive), tirando in ballo la redistribuzione ai “meritevoli” dell’eventuale extragettito (il gettito dovuto alle tasse che superi il limite politico del 20% dei fondi ordinari ministeriali).

Questi rimborsi, finanziati con i soldi di tutti gli studenti, vanno primariamente a chi già paga perché ha un reddito alto e per le fasce più basse sono inutilizzabili in quanto hanno effetto fino a concorrenza tasse. Così chi ha poco e ha difficoltà nel sostenere esami regala le sue tasse a chi ha molto e ha già tutti gli strumenti e le capacità per prepararsi in modo eccelso.
Posto che sia motivo di vanto fare più esami in breve tempo con un voto più alto – indipendentemente da cosa e come è stata metabolizzato – premiare economicamente solo i capaci vuol dire creare un’Università “che funziona con chi non ne ha bisogno, in una situazione in cui il Diritto allo Studio è negato ai più.

La parola “merito” fa parte di quelle parole magiche – “razionalizzazione“, “delocalizzazione“, la stessa “responsabilità“, etc. – che nascondono violenze e ipocrisie di un sistema infame.
Meritocrazia” sta per “sperequazione“: solo i più bravi hanno diritto ad andare avanti, e i più bravi non sono necessariamente i più meritevoli. E gli ultimi che fine fanno? Diventano ancora “più ultimi“.
In un periodo storico in cui per i meno abbienti si alzano le tasse del sistema tributario nell’insieme , si issano impliciti numeri chiusi sulla base del censo e non esiste un Diritto allo Studio TOTALE, parlare di “merito” insabbia i problemi principali. Questo è successo perché quei fondi avrebbero potuto rimborsare i 355 euro di costi fissi gli studenti che per qualsiasi motivo non sono coperti da borsa di studio. Siamo dell’avviso che prima si realizzano le pari opportunità per tutti e poi eventualmente si può parlare di “merito”.

VOGLIAMO CHE IL FONDO PER LA PRODUTTIVITÀ E MERITO SIA CONVERTITO IN FONDO DI SOLIDARIETÀ E CHE OGNI EVENTUALE EXTRAGETTITO SIA RESTITUITO AGLI STUDENTI.


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NOTE (torna su)
ARTICOLO 53 COSTITUZIONE: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
SOLIDARIETÀ PROGRESSIVA: Chi ha di meno paga di meno e chi ha di più paga di più, anche in proporzione.
CAPACITÀ CONTRIBUTIVA: Tutti i redditi effettivi, comunque conseguiti, da cui vanno dedotte le spese primarie.



Studenti di Sinistrawww.studentidisinistra.org

SCROCIFIGGIAMO L’UNIVERSITÀ: le argomentazioni di bassa bottega dei clericali

per carissima concessione di Elena Tosato
www.unaltraversione.blogspot.it

Dopo il Senato Accademico di mercoledì 15 stiamo assistendo ad una particolare risonanza mediatica della questione della rimozione dei simboli religiosi dai luoghi del nostro ateneo. Se da una parte ci rende soddisfatti il fatto che la notizia della nostra mozione sia arrivata perfino dalle parti di Catania, dall’altra dobbiamo ammettere che alcune frasi riportate in alcune testate ci hanno fatto andare il caffè di traverso.

Ad esempio la lettera inviata da un assessore comunale di Volterra al direttore del Corriere Fiorentino, in cui l’autore afferma che non è poi così importante rimuovere un crocifisso, ma è grave che si arrivi a pensare una cosa del genere, perché quel simbolo rappresenterebbe la storia della cultura occidentale e della “nascita delle varie libertà di pensiero”. Al di là del fatto che questa è una posizione opinabile, essendo la storia dell’occidente cattolico piena di casi di oscurantismo, censura e condanna delle voci fuori dal coro, vogliamo sottolineare che qui nessuno cerca di rinnegare il proprio passato o di compiere vendette censorie nei confronti della religione cristiana. Si tratta invece di applicare con coerenza ciò che la storia stessa ha sancito, sarebbe a dire la fine delle religioni statali e del controllo politico da parte delle confessioni religiose, che nella modernità devono accettare il ruolo di guide morali e spirituali ma senza l’imposizione forzosa di comportamenti e pratiche alla società. Laicità vuol dire questo: ristabilire i confini propri di ciascun ambito, nel massimo rispetto delle opinioni e delle sensibilità di tutti. Ragionamenti del tipo: “vabbeh, è lì da tanto: lasciamocelo” non sono a nostro avviso accettabili, dal momento che si tratta di una responsabilità storica che è imputabile solamente alla mancanza di senso critico da parte di quanti hanno avuto e hanno ancora interesse a che la situazione resti tale. Sembra circolare come motivazione, non trova assessore?

Vorremmo rispondere anche ad Avvenire, che paragona il dibattito intorno alla rimozione dei simboli religiosi ad una telenovela a puntate: troviamo inopportuno e irrispettoso nei confronti delle libertà di pensiero di cui parlavamo prima ridurre a telenovela un dibattito che più di altri dovrebbe influire sulle forme che i nostri luoghi pubblici assumono e che dovrebbero assumere.

Vorremmo rispondere inoltre a chi tira in ballo le opere artistiche e la volontà di riprendersele – come se vi fosse un nesso causale tra il rimuovere il simbolo religioso e il togliere madonne e santi dai musei – che un oggetto assume una valenza diversa a seconda del luogo in cui viene posto. Un conto è un’opera artistica in un museo o in una galleria, un altro è un crocifisso all’interno di un’aula universitaria, scolastica o di tribunale, etc… Nel primo caso si sceglie di andare a vedere il dipinto o la statua per apprezzarne le caratteristiche, nel secondo caso ce lo si ritrova sopra la testa a simboleggiare unicamente qualcosa che nessuno ha richiesto e che non rappresenta tutti.

Rispondiamo volentieri anche al vice-direttore de La Nazione, che rispondendo ad una mail di un lettore il quale chiede se non sia più importante occuparsi di altro anziché iniziative di gruppuscoli, asserisce che il crocifisso sarebbe da sempre offeso, anche da un certo “laicismo” da quattro soldi che ha bisogno del conflitto radicale per ottenere ciò che c’è già. Per ciò che c’è già il vice-direttore intende un abbraccio multireligioso di cui però facciamo fatica a notarne la presenza e per lotta radicale intende una mozione in Senato Accademico. Sarebbe la lotta armata a colpi di documenti portati in seduta dal Rettore?
E ancora, ecco che se ne esce anche in un barlume populista: “E siccome le radici cristiane non figurano, ipocritamente, nella Costituzione europea, si possono tranquillamente perdere soldi e tempo a contare i crocifissi, ritenuti «suppellettili», invece di censire i fiumi che straripano”.
Noi rispondiamo, ma possibile non si riesca ad andare oltre al benaltrismo e riconoscere i limiti di un’argomentazione del genere? Di quali soldi si parla? E soprattutto, basta fare un giro nel nostro sito e si nota facilmente come noi agli “argini che straripano” pensiamo ogni giorno.

Oltre queste varie dichiarazioni, opinioni e stili di cronaca particolari, questa risonanza mediatica assunta dalla nostra mozione ci meraviglia: ci sembra infatti un sintomo di una società poco attenta al carattere laico dei suoi luoghi e delle sue istituzioni e al contempo innervosita e spazientita da chi prova a ricordare i principi costituzionali, in questo caso noi Studenti di Sinistra. Volendo pensare male potremmo anche vedere un’unità di interessi non solo speculativi dietro a questa levata di scudi, ma non è il momento né il luogo per le dietrologie. Sembra ancora lontano il giorno in cui tutti smetteremo di sorprenderci per una mozione come quella da noi presentata ed è proprio questa sorpresa che la lotta per la laicità si impegna a spegnere. Noi stiamo facendo la nostra parte, ma chiunque secondo noi dovrebbe ancora una volta interrogarsi sui simboli religiosi che gli si parano davanti: ti rappresenta? Sei sicuro/a che non abbia alcuna influenza toglierlo piuttosto che mantenerlo? Se non fa differenza, perché scaldarsi tanto se viene tolto?
Per noi fa una grande differenza: scacciare il controllo ideologico sulle istituzioni delle confessioni religiose passa necessariamente da scacciarne i simboli.

Studenti di Sinistrawww.studentidisinistra.org

Chi c’è, chi non c’è e chi non si sa se ci sarà. (Analisi post manifestazione del 25 Ottobre 2014)

Lo avevamo detto: noi ci siamo! E infatti sabato eravamo a Roma, assieme a quel milione25ottobre-page-001 e più di persone che ha scelto di (ma soprattutto ha potuto) essere presente. Superate le emozioni e i ragionamenti a caldo è il momento di fare il punto a mente fredda.

Il corteo è stato estremamente partecipato, e non è un fatto banale visto il periodo storico. Gli studenti invece non erano tanti in percentuale sui presenti, e questo è un dato che a noi deve dare da riflettere: disillusione? Disinteresse? Rancore verso il sindacato? Tutte componenti che sicuramente hanno influito. Il percorso di lotta, se vuole essere qualcosa di forte, deve riuscire a coinvolgere anche e soprattutto chi subirà le conseguenze peggiori nel medio-lungo periodo. Nonostante ciò, dobbiamo sottolineare l’importanza storica di un momento come quello di sabato: un milione di persone su appello del primo sindacato del paese sono scese in piazza per chiedere un cambio di rotta sui temi del lavoro e della politica sociale, e questo mentre al timone c’è un governo che è ancora percepito come “di sinistra” (mah…). C’è una piazza composta dalla sinistra senza rappresentanza, sempre più frammentata e abbattuta, che forse ne esce un po’ confortata. C’è un’altra piazza dove ci sono le persone che negli anni hanno votato per il Partito Democratico e che adesso sono deluse da questa ennesima tragica esperienza di governo. C’è quel governo, di contro, che risponde alla voce del “suo” popolo rinchiudendosi assieme a finanzieri, imprenditori, industriali alla Leopolda, e lanciando messaggi duri e chiari: lo sciopero non è un diritto, e comunque tanto non vi ascoltiamo! Questo quadro ci porta ad alcune considerazioni sugli attori in gioco.

  1. Il Partito Democratico, che ha sempre vissuto di contraddizioni e incoerenze al suo interno, adesso velocizza il processo di spostamento verso il centro(-destra) da anni in atto, tentando di proporsi come espressione di una “nuova idea di sinistra” che però nei modi e nelle pratiche non ha nulla che possa dirsi tale. Andare ad attaccare il mondo del lavoro, la pratica dello sciopero e in parallelo delegittimare l’organizzazione sindacale sono forti segnali per un gruppo che in linea teorica dovrebbe avere proprio nei lavoratori, nei dipendenti e nei sindacati la propria classe di riferimento. La sensazione è che la dirigenza rottamatrice sia tentatissima dalla rottura sia con la vecchia guardia, sia con quel po’ (ma non tanto poco, in realtà) di militanti di base  a sinistra che finora hanno resistito, per andare a fare il “partito di tutti”. Se la mossa si rivelerà vincente lo sapremo solo a cose fatte, ciò che è certo è che Renzi non è uno sprovveduto, come non lo era il suo predecessore di Arcore, quindi ogni mossa deve essere stata già pensata e studiata. Un quesito sorge allora: quanto tempo ancora prima che la coscienza risvegli l’ala del partito “a sinistra “  portandola a coerenti conclusioni?
  2. La CGIL esce forte da questo appuntamento di piazza: i paragoni con il 2002 sono impossibili visto che allora non c’erano i “compagni” del partito al governo, ma la destra. Anche il sindacato però deve stare attento a leggere i segnali che sono arrivati dal corteo di sabato: guai a considerarlo il riconoscimento di anni di buon lavoro e a rilassarsi pensando di aver evitato la scomparsa politica; la maggioranza delle persone era lì perché per la prima volta da anni la CGIL ha provato a rialzare la voce. Il messaggio alla Camusso quindi era chiaro: “basta concertazione, vogliamo che il sindacato porti avanti una battaglia  per i lavoratori reale e senza compromessi. Noi ci siamo, e voi?”. Speriamo che le minacce di uno sciopero generale non restino solo parole ma si concretizzino in un secondo grande appuntamento nazionale. Troppo spesso la CGIL ha deluso chi ancora riponeva fiducia in lei, accettando accordi impresentabili e sgonfiandosi laddove invece servivano risposte serie; come ci ha delusi molto la pochezza di tanti interventi fatti dal palco di San Giovanni, volti più a suscitare pietà che a dare risposte concrete. Siamo convinti che l’unico modo per ridare senso e dignità al sindacato sia quello della linea dura contro Renzi e contro un modello di sviluppo economico ottocentesco e devastante. Altrimenti, il colpo di reni di sabato scorso diventerà una schiena spezzata.

Il primo passo è stato fatto, con una grande chiamata alle armi del popolo a sinistra del Governo, adesso bisogna andare avanti con determinazione: sciopero generale, manifestazioni, occupazioni. Noi continuiamo a esserci!

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