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``Comunicati e documenti``

CHI SIAMO

“Rivendichiamo un’Università realmente pubblica, libera e di massa!”

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Gli Studenti di Sinistra sono il collettivo di Ateneo, formato da studenti provenienti dalle diverse Scuole (ex-Facoltà) dell’Ateneo fiorentino, che si rifanno a svariati ambiti della sinistra. Siamo una realtà dinamica, aperta alla partecipazione di ogni studente che voglia portare un contributo di analisi e discussione, che voglia proporre temi o iniziative.

La nostra attività è politica e siamo un soggetto completamente svincolato da partiti, sindacati o associazioni di vario genere. La caratteristica di autonomia del movimento e della soggettività studentesca è per noi essenziale. Riteniamo, infatti, che tale peculiarità sia un elemento di forza, che permetta di affrontare le questioni in modo più ricco e completo. La nostra volontà è quella di portare avanti le idee che sono alla base di un agire politico “di sinistra” nella sua interezza, senza dover sottostare a interessi o a posizioni elaborate da altri.

Il nostro gruppo nasce dal movimento della Pantera e riconosciamo le nostre basi politiche nel contrasto al processo di mercificazione della formazione e della cultura.

Portiamo avanti un costante lavoro di riflessione, di discussione e di analisi di diversi temi e problematiche, partendo da quelli universitari.

Negli anni abbiamo dato corpo a numerose lotte, contro le varie riforme della didattica e della struttura universitaria (legge sull’autonomia didattica e finanziaria, Processo di Bologna, legge Berlinguer, legge Moratti, legge Gelmini …) che si inseriscono in un progetto di destrutturazione dell’università pubblica portato avanti da tutti i governi degli ultimi vent’anni, per il diritto allo studio, che riteniamo un diritto fondamentale , contro il numero chiuso e ogni limitazione all’accesso alla formazione universitaria, contro il ricorrente tentativo da parte dell’Ateneo di aumentare le tasse studentesche.

Parallelamente, partendo dall’opposizione alle politiche neoliberiste di privatizzazione e dalle lotte per la ripubblicizzazione dei beni comuni e contro l’attacco ai diritti sociali e civili, affrontiamo tematiche sociali e politiche più ampie quali il razzismo, l’intolleranza e la discriminazione, le questioni di genere, la lotta alla mafia, la vivibilità della città, questioni di politica nazionale, internazionale e di economia, problemi culturali.

Vogliamo riuscire a stimolare gli studenti e tutte le altre componenti dell’Università su temi che noi riteniamo fondamentali, anche attraverso iniziative culturali e di aggregazione, quali assemblee, dibattiti, seminari e convegni, cineforum, attività teatrali, rassegne musicali, nella convinzione che l’Università non può essere solo un luogo di passaggio, ma un luogo da vivere realmente, da parte di studenti e di lavoratori.

Con i Collettivi delle diverse Facoltà abbiamo un rapporto di collaborazione e condivisione della visione generale dell’Università, così come di campagne, lotte e analisi su specifici temi, nella reciproca autonomia ed indipendenza.

L’altra componente fondamentale del nostro lavoro è legata alla nostra presenza nei vari organi di governo e di controllo dell’Ateneo e dell’Azienda regionale per il Diritto allo Studio, tramite i rappresentanti eletti nelle nostre liste.

Il nostro obiettivo è quello portare all’interno degli organi in cui siamo presenti le posizioni e le rivendicazioni degli studenti elaborate in maniera indipendente e collettiva.

Tutto questo non viene fatto però in un’ottica di pura rivendicazione di tipo sindacale, in cui si richiedono solo miglioramenti delle “condizioni di vita” degli studenti nel nostro Ateneo, ma sempre in un inquadramento politico generale, con l’intento di allargare il dibattito all’interno dell’Università, per riportare quest’ultima alla sua funzione primaria.

L’Università deve tornare ad essere fonte di Cultura, nel senso più lato del termine, deve essere il luogo in cui si ricrea un dibattito fondamentale per il progresso della società tutta, e non un esamificio, sempre più improntato a percorsi puramente professionalizzanti, che mira a formare serbatoi di precariato, e sempre più disposto a svendere la propria didattica e la propria ricerca a finanziatori privati.

Rivendichiamo un’Università realmente pubblica, libera e di massa!

I NOSTRI RAPPRESENTANTI

Consiglio di Amministrazione di Ateneo – CdA UniFI
Niccolò Rinaldi (Fisica)

Senato Accademico – SA UniFI
Enrida Ndreu (Matematica)
Filippo Pelagatti (Medicina)

Consiglio di Amministrazione dell’Azienda
Regionale Unica per il Diritto allo studio – CdA ARDSU
Chiara Bianchi (Giurisprudenza)

Consiglio Territoriale degli Studenti – CTS ARDSU
Gea Ghisolfi (Biologia)
Matteo Boccalini (Chimica)
Giulia Casini (Giurisprudenza)

Nucleo di Valutazione di Ateneo – NdV UniFI
Lorenzo Zolfanelli (Fisica)

Centro Universitario Sportivo – CUS
Guido De Bonfioli Cavalcabò (Fisica)

Giunta Servizi Informatici dell’Ateneo Fiorentino – SIAF
Guido De Bonfioli Cavalcabò (Fisica)

Consiglio Utenti Servizi Informatici dell’Ateneo Fiorentino – SIAF
Martina Vacondio (Psicologia)

Consiglio Direttivo Centro Linguistico di Ateneo – CLA
Cincotta Giulia (Medicina)

DIRITTO ALLO STUDIO

Università pubblica significa come prima cosa che tutti, tutti, devono poter avere la possibilità di accesso all’istruzione universitaria. In uno stato ideale  – purtroppo da favola –  dove non dovrebbe esserci bisogno dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio (ARDSU), la formazione e l’istruzione degli induvidui sarebbero completamente sostenute dalla fiscalità generale. 
La realtà però non è una favola, e ciò vuol dire che come Studenti di Sinistra continueremo – come abbiamo fatto negli ultimi anni – a portare avanti le nostre battaglie dentro l’azienda regionale per riuscire ad ottenere quelle politiche  orientate all’equità sostanziale che permettano a chiunque di fruire dell’istruzione universitaria a fronte anche delle enormi differenze nei mezzi di partenza.
In quest’ottica l’Azienda regionale, con le sue componenti ed i suoi servizi, sono un mezzo – che spesso riesce a fare la differenza – attraverso il quale arrivare a garantire a tutti quanti la possibilità di usufruire di quelli che sono diritti fondamentali.
Garantire il diritto allo studio non vuol dire solo libertà di accedere gratuitamente ai saperi. Il diritto allo studio è sopratutto   l’accesso libero a servizi quali i trasporti, essenziali per garantire una vita universitaria sostenibile (da notare che gli abbonamenti per studenti sono sempre più onerosi, e che le tratte pendolari dei treni vengono spesso trascurate per quanto riguarda qualità, frequenza e abbonamenti per studenti), il diritto alla casa e il diritto alla mensa universitaria gratuita,la libertà di usufruire delle biblioteche e dei luoghi di studio, avendo a disposizione spazi che siano aperti anche in orario serale e nei giorni festivi così come accade in molti paesi europei.
Lo studente è prima di tutto cittadino da tutelare in quanto fascia debole, ed è necessario che le regioni e gli enti si impegnino nell’immediato per adottare misure abitative adeguate anche per i non borsisti. 
Pertanto riteniamo che sia necessario che lo studente sia messo nella condizione di non dover contare sulle prorie forze – o in casi fortunati quelle della famiglia – dal punto di vista economico, attraverso un impegno decisamente maggiore delle istituzioni.
L’insieme di queste rivendicazioni è l’espressione pratica di un concetto generale: la necessità che venga riconosciuta la condizione particolare dello studente in una città che sempre meno si relaziona con il mondo universitario.
Come studenti e lavoratori, riteniamo indispensabile una presa di posizione politica da parte dell’ARDSU nei confronti del Governo Regionale della Toscana che ha appena deciso di tagliare oltre 5 milioni di euro dal bilancio per il diritto allo studio: non è più possibile rimanere impassibili di fronte a un Diritto allo Studio che viene messo all’ultimo posto nella scala delle priorità già a livello nazionale, di fronte a nessuna possibilità di assunzioni a tempo indeterminato per i prossimi anni e con la spada di damocle delle riduzioni del personale, già previste nei prossimi anni, pendente sopra le nostre teste. 
A fronte di un numero sempre crescente di borsisti e più in generale di un’impoverimento diffuso della popolazione quello che noi chiediamo – sempre controcorrente, a quanto pare – è invece lariapertura delle assunzioni, un’aumento dei finanziamenti e l’innalzamento delle soglie d’accesso alla richiesta delle borse di studio.
Vogliamo che il DSU torni ad essere in Toscana, e nel resto d’Italia, una priorità per le amministrazioni regionali e nazionali. Non possiamo più accettare queste scelte nel silenzio dell’Azienda e delle sue alte sfere, mentre il DSU viene di mese in mese depriorizzato sino a divenire una voce di bilancio da tagliare e dalla quale recuperare risorse allocabili in altri settori più “produttivi”, quantomeno in termini politici ed elettorali. 
Non vogliamo accettare che la regione da una parte tolga i finianziamenti e dall’altra si giustifichi chiedendo all’azienda maggiore “razionalizzazione” delle risorse!
È necessario tornare ad investire nel diritto allo studio, un primo passo verso l’equità sociale e verso l’ampliamento della platea che, solo  grazie all’azione dell’ARDSU, in Toscana riesce ad accedere a diritti fondamentali che dovrebbero essergli già garantiti.

DIDATTICA

Sul senso di un’università pubblica statale si scontrano due visioni radicalmente diverse. Da un lato (come facciamo noi) si concepisce l’università come il luogo più alto della diffusione e della crescita culturale della società, una zona franca dagli interessi particolari e privati. Da questo punto fisso nascono le richieste di un’università libera, pubblica e aperta a tutti. 
Di  contro si è diffusa una concezione imprenditoriale del sapere, che vede la conoscenza in modo parcellizzato e incentrato unicamente sulle competenze. Di conseguenza, l’università viene a essere la fabbrica nella quale si producono “conoscenze certificate” a pacchetti, senza la finalità di formare la popolazione.
È questa l’idea alla base del processo di “liceizzazione” dell’università. Il percorso universitario diventa quindi un insieme di caselle da barrare in un tempo ben definito e standardizzato; la scelta dei percorsi viene limitata e definita in un range controllato senza possibilità di deviazioni; la vita dello studente si esaurisce nella frequenza a lezione e l’esercizio mnemonico di un manuale; un numero in trentesimi conta più della conoscenza reale, perché il vero obiettivo è la certificazione finale.
Per diffondere questa visione distorta, nell’ultimo periodo si è fatto leva sull’idea di “merito”. In una società clientelista e baronale, sono in tanti ad essere sensibili verso le ingiustizie e i favoritismi. L’idea del merito si presta quindi molto bene per rovesciare il punto di vista originale, trasformando i diritti in ricompense, la convivenza in competizione, addossando all’io-ego cause e colpe di qualsiasi tipo. Il merito per come lo intendiamo noi non investe la sfera dei diritti, che per definizione sono universali e prescindono da ogni “però”, ma deve essere attuato per valorizzare le capacità, una volta garantita la possibilità a tutti di svilupparle. 
Proprio questa è la premessa che manca in ogni ragionamento di questo tipo: se non garantiamo a tutti la possibilità materiale di confrontarsi allo stesso livello come possiamo etichettare come demerito un fallimento dovuto a fattori esterni (familiari, personali, culturali,…).  L’Università dovrebbe avere come primo compito quello di consentire a prescindere dalla situazione familare, di reddito o quant’altro di cimentarsi negli studi universitari, lasciando ad altri una selezione  sul merito.
Dobbiamo stare attenti, però, a non confondere pari opportunità con pari risultati. Garantire a tutti il risultato indipendentemente dal lavoro personale, non equivale in alcun modo a garantire a tutti le stesse possibilità.

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