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Terremoto in Abruzzo PDF Stampa E-mail
mercoledì 29 aprile 2009
"Lo Stato che fa? si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità".

Nella notte del 6 aprile la regione Abruzzo, ed in particolare la provincia aquilana, è stata colpita da un sisma con magnitudo di 5.8 gradi della scala Richter. Il terremoto ha raso al suolo interi paesi, nonché L'Aquila. Il bilancio è di quasi 300 morti, 70000 sfollati e 1500 feriti.

L'Aquila è nota come il più grande centro studentesco d'Abruzzo, riferimento per l'intera Regione e per tante parti del Centro Sud. Tantissimi sono gli studenti e le studentesse sfollati e non sono calcolabili i tempi entro cui riapriranno scuole ed università, non consentendo il ritorno ad una normale attività accademica.

Dal dopoguerra in poi l'Italia conta già tredici terremoti mortali, di cui tre in questi primi nove anni del nuovo millennio. Di questi tredici terremoti, sette hanno avuto più di dieci vittime; centinaia nel caso del Belice nel 1968, e questo dell'Abruzzo; un migliaio nel 1976 in Friuli e quasi tremila in Irpinia.

Dopo 64 anni la storia non è cambiata. Dopo le lacrime di facciata, lo Stato si fa forte della grande solidarietà del popolo italiano per non intervenire. In 64 anni nessun Governo ha operato sulla prevenzione, unica maniera per evitare morti inutili.

Molto spesso a disintegrarsi sono proprio le strutture pubbliche, quelle per cui lo Stato per primo ed in primis dovrebbe garantirne la sicurezza, colpite più che dai terremoti dai tagli ai finanziamenti e dalla distruzione dello Stato Sociale.

Un dato sconvolgente dell'accaduto è che sia l'ospedale che la casa dello studente, entrambi edifici Pubblici, siano crollati miseramente; tutto questo sarebbe potuto essere evitato se fossero state applicate e rispettate le leggi anti-sismiche sulle costruzioni, grazie all'uso di tecnologie avanzate come i cuscinetti antisismici, di materiali adeguati e di apparecchi detti “dissipatori”.

L'Italia ha una normativa ed un livello di ricerca che sono all'avanguardia nel mondo; il vero problema nel nostro paese è l'applicazione di queste ultime. Attualmente in Italia l’autorizzazione di inizio attività è sottoposta a Dichiarazione di Inizio Attività (Dia) presentata in Comune, firmata da un professionista e recante il nome dell’impresa realizzatrice con approvazione automatica dopo 30 giorni. L'ultima legge che tutela le costruzioni risale al 2003 ed entrerà in vigore nel 2010; entro il 2008, però, dovevano essere controllati tutti gli edifici di importanza strategica (come questure ed ospedali, le prime costruzioni crollate durante il terremoto).

Alla luce di questa nuova tragedia, in un Paese in cui migliaia di comuni sono a rischio idrogeologico e sismico e che ha già conosciuto crolli dovuti a imperizie e illegalità edilizie come si può pensare di rendere “atti liberi”, ossia senza progetto e controllo, interventi che possono mettere a rischio gli edifici e soprattutto l’incolumità delle persone? Il D.L. 112 approvato alla Camera (“Piano Casa”) consente proprio questo, cioè consentirà chiunque di realizzare all’interno della propria abitazione interventi, senza bisogno di indicazioni da parte dell’impresa realizzatrice, senza informare il Comune, che possano mettere a rischio la statica di un edificio.

Questo si profila come l’ennesimo sostegno ai costruttori -Cosa- nostrani, che per effetto della crisi vedono crollate le compravendite, con la piena approvazione di chi sfrutta il lavoro nero e soprattutto senza che nessuno se ne assuma la responsabilità.

Chiediamo un'inversione di rotta nelle politiche di edilizia, pubblica e privata, in cui si rispettino le leggi e i criteri costruttivi, la trasparenza e la legalità nell'assegnazione degli appalti.

Studenti di Sinistra





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