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Contro la distruzione di Scuola e Universita' pubblica
giovedì 11 marzo 2010
Da anni il sistema formativo italiano sta subendo un sistematico e deliberato attacco da parte dei governi che in questi anni si sono succeduti. Nell'ottica di attuazione delle linee guida del Processo di Bologna sono state infatti studiate e portate avanti politiche in materia di Scuola, Università e Ricerca finalizzate alla destrutturazione dell'impianto formativo pubblico.
In questi ultimi anni questo processo sta raggiungendo il suo apice: con la legge 133 e la legge 137 sono stati inflitti pesantissimi tagli sia ai finanziamenti di università e ricerca sia a quelli della scuola. Tutto ciò ha portato e sta portando a drammatiche conseguenze. Da una parte, nell'Università il turn-over è stato bloccato, gli atenei sono completamente paralizzati, la didattica e i servizi agli studenti ridotti ai minimi termini, e la ricerca di base è sempre più mortificata a vantaggio di quella applicata, finanziata da privati nella sola ottica del profitto.
Tutto ciò si è inserito in un contesto già sofferente a causa della gestione dissennata degli atenei (quello di Firenze in particolare), dovuto in gran misura all'autonomia didattica e finanziaria. Dall'altra parte, nella scuola, ci sono stati – e ci saranno – migliaia di licenziamenti in tutta Italia, in particolare di coloro che erano già precari da moltissimi anni. Solo in Toscana si sono persi più di 1000 posti di lavoro in tutti i livelli della scuola sia docenti che personale ATA e in tutta Italia si prevede un taglio di 87.000 posti in 3 anni.
Inoltre, si succedono riforme della scuola e dell'Università, rigorosamente a costo zero, che ne stravolgono l'impianto pubblico, introducendo, di fatto, la privatizzazione di scuole e università. - Nascondi testo citato - Per l'Università l'ultimo tassello di questo processo è forse rappresentato dal ddl Gelmini attualmente in discussione in Senato. Il DDL prevede la separazione netta delle competenze di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, rispettivamente per didattica e ricerca e per la gestione finanziaria, con l'assoggettamento delle prime a mere logiche economiche. Prevede inoltre il totale stravolgimento della composizione del Consiglio di Amministrazione, che dovrà essere costituito al più da 11 membri, dei quali ALMENO IL 40% ESTERNI all’Università. L’ingresso di membri esterni lega di fatto l’attività degli organi d'Ateneo a pure logiche aziendali: i soggetti esterni potranno determinare le politiche economiche e quindi anche le linee di sviluppo di ricerca e didattiche così facendo l'Università pubblica viene asservita a interessi di mercato e di profitto.
Il DDL prevede una riorganizzazione del Diritto allo Studio, delegando il Governo a riformare la vigente normativa e introducendo il “Fondo speciale per il merito”, costituito da finanziamenti sia ministeriali che privati. Diritto allo Studio significa eliminare gli ostacoli per l'accesso all'istruzione: questo non può essere dipendente solo dal merito né prevedere un ritorno economico per lo Stato. Infine,questo provvedimento anziché risolvere il problema del precariato, istituzionalizza la figura del ricercatore precario Per tutti questi motivi aderiamo allo sciopero generale di Scuola e Univesità indetto da CGIL e COBAS e saremo presenti in piazza venerdì 12 marzo.
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