Un’estate al fulmicotone per l’alta formazione UniFI. Abbiamo indicato le problematicità sull’attivazione dei dottorati UniFI già dall’aprile scorso (1) e evitato che tutto passasse sotto silenzio (2); abbiamo indicato quale fosse la strada da percorrere, nel breve e nel lungo periodo (3); le gravi irregolarità nella loro costruzione sono solo parzialmente rientrate dopo il nostro intervento (4); abbiamo individuato e risolto contraddizioni, nel nostro piccolo abbiamo provato ad ottenere quanta più visibilità possibile in un momento in cui la comunità studentesca è stata colta davvero impreparata (5), tra la sessione d’esami, la testa già al mare e il tema inusuale.

Ci eravamo lasciati con l’intento di incontrare il rettore Alberto Tesi e domandare chiarezza in questa situazione poco trasparente (“il parere favorevole del Nucleo”, mai esistito). Lo abbiamo fatto prima che San Marco andasse in ferie.

Di questo incontro “estivo” siamo soddisfatti a metà. Il Rettore ci ha rassicurati che i dottorati UniFI avevano ottime possibilità di valicare la mannaia dell’accreditamento, contesa tra ANVUR e MIUR (e infatti così è stato) e che un parere favorevole dell’Agenzia avrebbe permesso un’attivazione indolore dei dottorati dal Ministero. Ha preso l’impegno di promuovere e di investire nei dottorati, potenziandone borse e posti anche con risorse interne all’UniFI. Vedremo.

Siamo però anche insoddisfatti per l’altra metà. Il Rettore ha accolto le nostre obiezioni, ma le ha rimbalzate ai singoli dipartimenti che hanno determinato da sé le politiche dottorali e hanno stabilito se assumersi un rischio – per quanto percepito come remoto – della chiusura di interi corsi di dottorato.

L’apparato nazionale, colpevole da un lato di una centralizzazione di criteri, premi e punizioni, subisce al contempo un silenzioso bisbiglio alle spalle, come la maestra cattiva che quando si gira per scrivere alla lavagna viene derisa dagli scolaretti.

Quegli scolaretti sono i dipartimenti del nostro ateneo che in maniera arbitraria si adeguano o meno ai dettami ANVUR e MIUR, stabilendo quali vincoli sono stringenti e quali invece sono da considerare dei suggerimenti.

Cosa dovremmo rispondere noi studenti allora la prossima volta che l’Ateneo dirà di avere le mani legate da vincoli ministeriali?

Possibile che su una materia importante come quella dei dottorati ci sia una tale superficiale considerazione della norma quasi da amici del campetto? Per quanto concordiamo che si tratti di norme folli, perché in questo caso particolare si possono ignorare e su cose altrettanto grosse ci siamo dovuti adeguare?

Questa supremazia dei dipartimenti non solo sull’Ateneo, ma anche sul Ministero e sulle sue appendici legittima ancora di più la necessità di un confronto e di una comunicazione costante tra rappresentanti negli organi locali e rappresentanti negli organi centrali. I primi di questi hanno il compito forse più arduo, a causa del complesso assetto normativo che governa il dipartimento universitario, che spesso delibera su questioni didattiche partendo dall’ambito della ricerca.

I problemi da risolvere sono dunque due, uno figlio dell’altro: da una parte i vincoli ANVUR e ministeriali che di fatto tagliano le gambe al sapere, dall’altro chi di questi vincoli si permette di non tener conto. L’unico modo per fronteggiare questa situazione è una sinergica attenzione e collaborazione tra noi studenti provenienti da realtà dipartimentali diverse, perché quando la discussione arriva a San Marco è già troppo tardi.