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LA NECESSITÀ DI UN DIBATTITO ALL’ALTEZZA

Notizia del giorno sono gli arresti per le indagini condotte proprio dalla procura di Firenze, partite dall’affaire Tav, ma naturalmente arrivate anche al maxi-cantiere Expo. Agli indagati vengono contestati i reati di corruzione, induzione indebita,  turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pubblica  Amministrazione. Tra gli arrestati non ci sono solo privati, ma anche funzionari pubblici con ruoli di altissimo rilievo come Ercole Incalza,  storico dirigente del ministero dei Lavori pubblici, sopravvissuto a  svariati cambi di governo.
La corruzione nel campo delle grandi opere pubbliche non è presente solo nelle aree a tradizionale presenza mafiosa, ma è un’epidemia che dilaga nell’intero Paese. L’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici è frutto della duratura relazione fra mafia e politica; è il prezzo che quest’ultima paga per i favori ottenuti, una contropartita che va dalla monopolizzazione degli appalti pubblici, alla imposizione delle forniture, alla segnalazione di persone “di fiducia” da assumere.
L’interesse dei gruppi malavitosi per gli appalti deriva sia dalla dimensione economica dei lavori e dal bisogno di riciclare denaro nero, sia dal desiderio di rafforzare il controllo sulla rete di relazioni sociali locali.
Un esempio attuale del sistema descritto è la “perversa catena” di appalti e subappalti che ha permesso di costruire e permetterà di ingrandire la mastodontica opera della Alta Velocità (TAV): il committente pubblico affida la progettazione; la gestione e la costruzione vanno ad una società di diritto privato, ma con capitale pubblico caratterizzato da quel pericoloso metodo del project financing, lasciando libero spazio alle infiltrazioni criminali che si vedono assegnate in subappalto ogni aspetto dell’opera: prima si consegnano i soldi alle imprese, poi si chiede ai cittadini di pagare per gli eventuali debiti lasciati da queste. Già sulla  sicurezza, così come altrove, si taglia su altri elementi fondamentali  del servizio concesso in appalto: è così che il pubblico smette di  essere servizio e comincia ad essere pedina di scambio con la  criminalità organizzata.
Si capisce allora il perchè dell’imposizione a ogni costo delle opere pubbliche inutili, il perchè del concentrarsi del discorso pubblico e mediatico sulle contestazione e non sulle motivazioni. Se si andassero a valutare effettivamente i benefici, i costi e le motivazioni, se si rivolgesse più attenzione a chi e come realmente ci guadagna e ha interesse a siglare accordi e contratti milionari, invece di puntare il dito su chi di questi sistemi si fa oppositore, forse il livello del dibattito ne guadagnerebbe in qualità, e di conseguenza anche la coscienza collettiva. Gli enormi interessi in gioco hanno però la necessità di isolare e respingere quei cittadini che provano in mille modi a renderli pubblici e ad impedire questi scempi ai danni della società.
Fortunatamente qualche frammento ogni tanto riesce a passare, come nel caso di questa ennesima inchiesta partita dalla Procura di Firenze, facendo sì che pian piano la verità possa ad emergere. Da parte nostra continueremo nel nostro lavoro e con le nostre iniziative a portare l’attenzione su questo tipo di fenomeni, convinti che non si possa fare politica chiudendsi occhi e bocca e accettando questo stato di cose. La notizia battuta oggi legittima ancora di più questo nostro impegno; chi invece volge lo sguardo dall’altra parte  non fa che intralciare la lotta alle mafie e alle lobby.