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Firenze  non è una città a misura di studente, Firenze – la sua amministrazione – non lo vuole essere. Firenze è una città esclusivamente per turisti:  una bella bambolina da vestire ogni giorno a festa, una vetrina dorata  tirata a lucido per il signorotto di passaggio, una matrona agghindata che tra le pieghe della gonna nasconde un bambino sporco di fango.
Ma Firenze è anche la nostra città. Firenze  è anche la città degli studenti universitari che vivono con pochi  spiccioli, dei lavoratori precari che non arrivano alla fine del mese,  una città di spacciatori filosofi, mendicanti e pittori. Firenze è una città dai mille sapori che nelle sere d’estate porta in piazza tutto il suo calore. Eppure  ogni mattina leggiamo che questo mondo meraviglioso è tutto confinato sotto l’ampio cappello del degrado; perché è vero, in fondo, questa  popolazione multicolore e multisapore non piace all’amministrazione comunale: loro non consumano, non frequentano le discoteche e le boutiques, non mangiano nei ristoranti e mai si sognerebbero di alloggiare in alberghi di lusso (e molti di loro non votano).
Paradossalmente la stessa popolazione fiorentina, il suo cuore pulsante, è ciò che il Comune e le sue alte sfere vorrebbero allontanare dalla città stessa, vogliono tenerla nascosta in aree remote dove non possa nuocere al consumo turistico: dove la sua presenza non offenda il raffinato gusto dei turisti e la bella immagine di “Firenze la città internazionale della storia e del bello”.
Eppure siamo qui, senza la minima intenzione di muoverci di un sol passo. Firenze è anche la nostra città e con forza rivendichiamo di poterla vivere a pieno, creando e difendendo i nostri  spazi, vivendo con i nostri tempi e le nostre modalità. Rivendichiamo la  necessità di una battaglia per rendere Firenze nuovamente a dimensione di chi ci vive realmente e accogliente nei confronti di chi di mezzi è privo. 
Per questo motivo come Studenti di Sinistra, ed al contempo come “abitanti” di Firenze, non smetteremo di organizzarci nè tantomeno di denunciare questa nuova forma di razzismo portata avanti dall’amministrazione comunale sotto la falsa bandiera ideologica della lotta al degrado.