campagna_2015_3Università pubblica significa come prima cosa che tutti, tutti, devono poter avere la possibilità di accesso all’istruzione universitaria. In uno stato ideale  – purtroppo da favola –  dove non dovrebbe esserci bisogno dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio (ARDSU), la formazione e l’istruzione degli induvidui sarebbero completamente sostenute dalla fiscalità generale. 
La realtà però non è una favola, e ciò vuol dire che come Studenti di Sinistra continueremo – come abbiamo fatto negli ultimi anni – a portare avanti le nostre battaglie dentro l’azienda regionale per riuscire ad ottenere quelle politiche  orientate all’equità sostanziale che permettano a chiunque di fruire dell’istruzione universitaria a fronte anche delle enormi differenze nei mezzi di partenza.
In quest’ottica l’Azienda regionale, con le sue componenti ed i suoi servizi, sono un mezzo – che spesso riesce a fare la differenza – attraverso il quale arrivare a garantire a tutti quanti la possibilità di usufruire di quelli che sono diritti fondamentali.
Garantire il diritto allo studio non vuol dire solo libertà di accedere gratuitamente ai saperi. Il diritto allo studio è sopratutto   l’accesso libero a servizi quali i trasporti, essenziali per garantire una vita universitaria sostenibile (da notare che gli abbonamenti per studenti sono sempre più onerosi, e che le tratte pendolari dei treni vengono spesso trascurate per quanto riguarda qualità, frequenza e abbonamenti per studenti), il diritto alla casa e il diritto alla mensa universitaria gratuita,la libertà di usufruire delle biblioteche e dei luoghi di studio, avendo a disposizione spazi che siano aperti anche in orario serale e nei giorni festivi così come accade in molti paesi europei.
Lo studente è prima di tutto cittadino da tutelare in quanto fascia debole, ed è necessario che le regioni e gli enti si impegnino nell’immediato per adottare misure abitative adeguate anche per i non borsisti. 
Pertanto riteniamo che sia necessario che lo studente sia messo nella condizione di non dover contare sulle prorie forze – o in casi fortunati quelle della famiglia – dal punto di vista economico, attraverso un impegno decisamente maggiore delle istituzioni.
L’insieme di queste rivendicazioni è l’espressione pratica di un concetto generale: la necessità che venga riconosciuta la condizione particolare dello studente in una città che sempre meno si relaziona con il mondo universitario.
Come studenti e lavoratori, riteniamo indispensabile una presa di posizione politica da parte dell’ARDSU nei confronti del Governo Regionale della Toscana che ha appena deciso di tagliare oltre 5 milioni di euro dal bilancio per il diritto allo studio: non è più possibile rimanere impassibili di fronte a un Diritto allo Studio che viene messo all’ultimo posto nella scala delle priorità già a livello nazionale, di fronte a nessuna possibilità di assunzioni a tempo indeterminato per i prossimi anni e con la spada di damocle delle riduzioni del personale, già previste nei prossimi anni, pendente sopra le nostre teste. 
A fronte di un numero sempre crescente di borsisti e più in generale di un’impoverimento diffuso della popolazione quello che noi chiediamo – sempre controcorrente, a quanto pare – è invece lariapertura delle assunzioni, un’aumento dei finanziamenti e l’innalzamento delle soglie d’accesso alla richiesta delle borse di studio.
Vogliamo che il DSU torni ad essere in Toscana, e nel resto d’Italia, una priorità per le amministrazioni regionali e nazionali. Non possiamo più accettare queste scelte nel silenzio dell’Azienda e delle sue alte sfere, mentre il DSU viene di mese in mese depriorizzato sino a divenire una voce di bilancio da tagliare e dalla quale recuperare risorse allocabili in altri settori più “produttivi”, quantomeno in termini politici ed elettorali. 
Non vogliamo accettare che la regione da una parte tolga i finianziamenti e dall’altra si giustifichi chiedendo all’azienda maggiore “razionalizzazione” delle risorse!
È necessario tornare ad investire nel diritto allo studio, un primo passo verso l’equità sociale e verso l’ampliamento della platea che, solo  grazie all’azione dell’ARDSU, in Toscana riesce ad accedere a diritti fondamentali che dovrebbero essergli già garantiti.